Alla fine la giornata era niente male, calda ma non eccessiva (poi il chioschetto cinese presente in ogni dove aiuta sempre da questo punto di vista), eravamo in sei, solito metodo cinese ovvero c'è l'autobus a disposizione solo per l'andata, il ritorno è a discrezione, tian tan in quanto sale monumenti e altra robaccia non è assolutamente questo granchè, ma se lo consideri un bel parchetto non è niente male. Poi abbiamo incontrato anche un po' di italiani, una coppia credo fosse di roma, un altro gruppo veniva da chieti. Io credo che alla fine il po' di sole che ho preso alla grande muraglia, anche se a strisce, mi ha donato un colorito più decente, insomma, in fondo oggi il mio umore era un po' migliore del solito. Come se non bastasse ho anche fatto una foto con una bimba (vedere aggiornamento flickr comodamente qui a fianco) il che basta per dare un senso alla mia permanenza pechinese, poi mi ha anche chiamato il professore di musica spiegandomi il programma dei concerti di oggi e domani, poi accidentalmente il tiantan e la sua porta ad est sono proprio di fronte ad un mercato di corbellerie cinesi varie più uno dedicato ai giocattoli, e scusate se è poco.
In pratica finito di pascolare per il parchetto, ammirare porticati e pagode che sembravano dipinti la settimana scorsa (e forse lo erano), atteso pazientemente che qualcuno facesse incetta di souvenir semiseri, via di giro al mercato dove ogni frivolezza, ogni ciofega diventa realtà. Stavolta c'era Elisabetta e quindi in tre anche l'acquisto di una penna implicava una negoziazione a sangue, l'ultimo acquisto dove io ho comprato il timbro col mio nome (quanto lo volevo), gli altri due baldi giovani invece una penna con laser, degli accendini a forma di libretto rosso di mao, due copie del suddetto libretto in miniatura, delle penne con diecimila gadget tra cui puntatore, luce antifalsificazione, luce svela inchiostro simpatico e altro che non ricordo... insomma, è stata una cosa così lunga è travagliata che la battaglia delle termopili ne esce davvero sminuita da quello che siamo stati in grado di combinare. Alla fine ad orario chiusura e stremati abbiamo anche suggellato il tutto con una foto con la tizia che ci ha venduto tutto, tizia che mi ricordava assai assai tila tequila, per dimensioni, aspetto e anche per il suo inglese un po' così.
Però è stato davvero divertente e mentre attendevamo il cesto di cose fritte miste al kfc non ho potuto fare a meno di timbrare un po' qui un po' lì e smanettare con le altre cose nuove di pacca.