sabato, agosto 24, 2013

But if you close your eyes...

Uno degli evidenti ed immediati effetti del nuovo lavoro che mi sono trovato ad affrontare in questi giorni (accoglienza presso gli scavi di Pompei) è l'aver reso il giorno di riposo (uno a settimana) una noia unica, una lunghezza infinita. Una notte al polo nord di niente da fare. La considerazione suggestiva che nasce spontanea è vista la durata flash del contratto (due mesi) cosa bisognerà inventarsi tra poche settimane.

È un'esperienza piacevole per numerosi motivi, non solo perché la quotidiana dose di mezzi pubblici (nonostante il servizio che io mi permetto di reputare da terzo mondo a prezzi da rapina (l'unico di prima fascia costa 1,30, siamo impazziti)), letture, pranzi al sacco, contatti interpersonali ha tolto quella patina di noia dalle giornate ma anche per le sensazioni e le riflessioni che ne sono scaturite. Tra le quali:
- l'ambiente di lavoro è gradevole, non è che si può fare proprio un paragone, ma non posso non ricordare con affetto quel cumulo di grandi stronze che era l'agenzia di viaggi dove ho lavorato per un po'.
- la sensazione iniziale che ho avuto è stata: wow, è fantastico vedere tanta gente. dopo pochi giorni però era tutto un dejà-vu continuo per cui i turisti mi sembravano tutti uguali e pensavo: ma questi qua non son venuti pure ieri?
- le persone che mi dicono che sono "sprecato", secondo me non hanno idea che pure per un lavoretto del genere ci vuole la benedizione della Madonna di Pompei.
- la gente che ama lamentarsi e quelli che protestano contro le regole. gente che risponde evidentemente all'affermazione che ho sentito qualche volta "i turisti diventano stupidi".
- coi turni capito sempre con colleghi diversi e, visto che mi sono arcistufato di leggere il manuale per l'esame di accompagnatore turistico e adesso mi porto i libri in cinese (in questo periodo Storie del Sahara di San Mao), capita sempre che si parla di Cina, il dialogo tipico è: me: mi manca molto, si mangia benissimo. collega: ehmmm...

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