Venerdì sera, la settimana è ufficialmente finita, ci aspetta un weekend di noia o di estasi questo ancora non si sa, però questo venerdì è un po' come il sabato del villaggio, shijiazhuang è permeata dalla gioia lieta che il domani non c'è lavoro quindi io me ne strafrego del fatto che devo preparare le lezioni per la settimana prossima e sono alla ricerca di canzoni italiane orecchiabili da insegnare ai miei discepoli.
In assenza di un preciso scopo in questa giornata e con la pancia piena della marea di Jiaozi che ho mangiato a pranzo, mentre guardo il computer con faccia un po' da pesce mi è venuta per un attimo la mancanza di un bel long island ice tea, prima di rendere troppo concreta questa fantasia meglio che rimetta mano al blog e scriva il mio appuntamento settimanale (recentemente in cross-posting, prima su 163 e poi su blogger).
Questa settimana è trascorsa abbastanza placida, tranquilla, ho fatto 18 ore (quegli antipaticoni oggi hanno deciso di rifilarmene altre due, next week 20, che pera), ho saltato giapponese per andare alla polizia per le procedure del permesso di soggiorno (devo sganciare anche los quattrinos, sigh), è iniziato il corso di cinese per gli insegnanti pare. Io e Nacho siamo nel gruppo di "quelli che spicciacano un po' cinese" e Eto-sensei, Janus e l'insegnante ucraina di cui adesso mi sfugge il nome in quello per "iniziamo col pinyin e i toni", desaparacidi gli altri prof. magari si faranno vivi più in là.
Cos'altro è successo in questa settimana? uhm, ho incontrato il mio primo scarafaggio, sono a corto di quattrini, ma questa è la storia che si ripete, niente novità. Stasera si esce con le ragazze a cena, Daniela è super-motivata a ballare la bachata, vediamo un po' che ne esce fuori, adesso mi studio qualche video su youtube. Ciao! :)
venerdì, novembre 21, 2008
domenica, novembre 16, 2008
And so the life goes on...
Umh, quanto tempo è passato? una settimana? due? Con questo maledetto blog su 163 è un casino persino capire quando ho scritto l'ultima volta. ah, che faticaccia. Fatto sta che la scuola ha deciso che pagarmi lo stipendio per farmi lavorare dieci ore sia un'eresia, quindi felici e contenti mi chiamano la settimana scorsa per annunciarmi nuove classi in arrivo e l'otto novembre (che è il mio compleanno quindi è difficile dimenticarsi la data) mentre mi faccio la barba bussano alla porta e arriva il mio nuovo orario. 16 ore in più settimanali in quattro classi di inglese commerciale 3! Per farla breve fatte 26 ore questa settimana ieri l'altro sono andato in ufficio a gettare la spugna e chiedere che me ne dessero di meno, la settimana prossima saranno 18, spero così di avere un po' più di tempo da dedicare alla preparazione delle lezioni per gli studenti di italiano e per quelli di inglese idem con patate.
Questa settimana quindi è stata, beh, stressante. Ma nonostante tutto ci sono dei momenti in cui penso che poi le cose non vanno così male e la vita ci regala dei frammenti per cui è facile commuoversi. Ieri per esempio sono tornato in centro, stavolta il gruppo era così formato: io, l'italiano, poi Nacho lo spagnolo, Eto-sensei che insegna giapponese e Janus, filippino che insegna inglese. Siamo andati un po' a zonzo, abbiamo pranzato in un ristorante niente male, poi in giro per mercati dato che Nacho voleva comprarsi delle scarpe. Ovviamente lo stupore di chi ci circondava era massimo a vedere questa delegazione multietnica muoversi per le strade un po' caotiche di Shijiazhuang. Ah, poi sull'autobus una ragazza mi vede e fa: Professore, si sieda (in inglese)! wow, che emozione, la mia carriera raggiunge picchi inaspettati!
Insomma, è una vita un po' strana qui: a volte sento la pressione, lo stress, il freddo sotto la pelle, vado avanti senza realmente poter pensare a nulla ma solo coll'ossesione di aver qualcosa di cui discutere l'indomani a lezione, spesso mi addormento sul letto, davanti al pc, col quaderno e la matita mentre appunto qualcosa da voler dire e/o in classe. Altre volte passeggio per il campus ascoltando Breathe Me di Sia, vado a far lezione o a mensa, l'aria talvolta è pungente, il fiato si condensa in una nuvoletta bianca e talvolta esce un sole capriccioso che invoglia a togliersi la giacca. Penso a come sia incredibile trovarsi in un paese a me totalmente alieno e poi ritrovarsi di domenica giocare in 4 a Mahjong (o Majiang) o a cena con i colleghi o in un ristorante grosso a malapena come la stanza che ho a casa, in Italia, a mangiare degli spaghetti buonissimi dove il personale che ti serve è costituito da un paio di donne in età avanzata coi capelli raccolti da un fazzoletto e un bambino che a occhio e croce non avrà neanche dieci anni.
Alla prossima. Buona giornata.
Questa settimana quindi è stata, beh, stressante. Ma nonostante tutto ci sono dei momenti in cui penso che poi le cose non vanno così male e la vita ci regala dei frammenti per cui è facile commuoversi. Ieri per esempio sono tornato in centro, stavolta il gruppo era così formato: io, l'italiano, poi Nacho lo spagnolo, Eto-sensei che insegna giapponese e Janus, filippino che insegna inglese. Siamo andati un po' a zonzo, abbiamo pranzato in un ristorante niente male, poi in giro per mercati dato che Nacho voleva comprarsi delle scarpe. Ovviamente lo stupore di chi ci circondava era massimo a vedere questa delegazione multietnica muoversi per le strade un po' caotiche di Shijiazhuang. Ah, poi sull'autobus una ragazza mi vede e fa: Professore, si sieda (in inglese)! wow, che emozione, la mia carriera raggiunge picchi inaspettati!
Insomma, è una vita un po' strana qui: a volte sento la pressione, lo stress, il freddo sotto la pelle, vado avanti senza realmente poter pensare a nulla ma solo coll'ossesione di aver qualcosa di cui discutere l'indomani a lezione, spesso mi addormento sul letto, davanti al pc, col quaderno e la matita mentre appunto qualcosa da voler dire e/o in classe. Altre volte passeggio per il campus ascoltando Breathe Me di Sia, vado a far lezione o a mensa, l'aria talvolta è pungente, il fiato si condensa in una nuvoletta bianca e talvolta esce un sole capriccioso che invoglia a togliersi la giacca. Penso a come sia incredibile trovarsi in un paese a me totalmente alieno e poi ritrovarsi di domenica giocare in 4 a Mahjong (o Majiang) o a cena con i colleghi o in un ristorante grosso a malapena come la stanza che ho a casa, in Italia, a mangiare degli spaghetti buonissimi dove il personale che ti serve è costituito da un paio di donne in età avanzata coi capelli raccolti da un fazzoletto e un bambino che a occhio e croce non avrà neanche dieci anni.
Alla prossima. Buona giornata.
venerdì, ottobre 31, 2008
Shijiazhuang facts
Eravamo rimasti al mio arrivo a Shijiazhuang, adesso vediamo di passare alla permanenza. Oggi ho concluso la mia prima settimana di lezione, se devo tracciare una linea direi che tutto è andato bene anche se adesso ho 46 compiti da correggere e sono stato abbastanza inutilmente crudele quindi consumerò un bel po' di penna rossa.
Al mio arrivo mi hanno mostrato la mia camera, la 202, una stanza con un letto, tv (che non prende uno straccio di canale), frigo, dispenser dell'acqua, una lavatrice che secondo loro è una lavatrice ma a me sembra tutto fuorché una lavatrice (ancora non ho provato ad utilizzarla, nel prossimo post vi aggiornerò sui tentativi, che sento già vani), poi c'è il bagno, con la doccia che sostanzialmente E' IL bagno (niente vetri, niente tendine, niente) ed è una cosa che detesto ma di cui pian pianino sento che dovrò farmene una ragione. Internet ha funzionato abbastanza decentemente, certo negli standard cinesi, quindi niente blogger, niente siti zozzi, un po' di limitazioni che ti stanno strette e anche a quelle dovrò abituarmici... man man lai, 慢慢来, piano piano, dicono i cinesi, no?
Una settimana di vita è passata in fretta e le cose sono andate benone (a parte la stanza messa un po' maluccio, il che ha fatto credere ai miei genitori, dopo le mie lamentele, che fossi stato rinchiuso in una specie di gulag), anche più di quanto immaginassi. Ho subito fatto amicizia con Nacho, il mio vicino di stanza (204), ha la mia età ed insegna spagnolo, simpatico e solare come si confà ad uno nato nella penisola iberica, essendo approdato qui l'anno scorso assurge ufficialmente a ruolo di life coach: dove fare la spesa, in quali bettole mangiare, quali siti cinesi utilizzare a posto di youtube, et cetera et cetera. A questo piano ho anche conosciuto un giapponese appena arrivato, un tizio simpatico, ci siamo conosciuti a mensa e io ho ovviamente tirato fuori seduta stante il mio lato di manga appassionato/freak e lui penserà adesso che sono un demente.
Tutti comunque sono sconvolti, o almeno sorpresi, mi chiedono: ti sei laureato in inglese? e io: no la mia "specializzazione" è comunicazione (sorvoliamo, please). In risposta parte il commento unanime: perchè io ho conosciuto italiani/ ho sentito dire che gli italiani l'inglese non lo sanno parlare e io, che di certo non amo il mio paese alla follia devo indossare gli ingrati panni del nazionalista e dire: beh, no, dai, adesso ci sono millemila studenti universitari, credo che i giovani di oggi lo sappiano parlare un po' tutti. magari gli adulti meno.
Ho anche conosciuto un paio di ragazze, tramite Nacho, ma essendo il mondo piccolo ho scoperto che una delle due l'avevo già come contatto di msn. Daniela, infatti, ha già studiato italiano, lo parla in un modo che trovo adorabile (con tanto di parolacce) e vuole continuare a studiarlo insieme a me, ovviamente io sono più che ben disposto, in cambio di una manina col mandarino, eh eh eh eh. Evelyn (nome italiano non pervento) invece si è fatta carico di portarmi in giro per il centro di Shijiazhuang, abbiamo mangiato assieme 肉夹馍, rou jia mo, una cosa tipica di Xi'an (che a Xi'an mi ero perso) e mi ha mostrato tutti i maggiori punti di interesse commerciale della zona (dietro mio consiglio, della serie: saltiamo i musei, per quello ci sarà tempo e compriamo le lenzuola, piuttosto!).
Come finale di questo post vi racconto anche che abbiamo girato mezzo mondo perchè volevo comprare una piastra per farmi il caffè in camera, morale della favola, compro una piastra ad induzione (praticamente in Cina son tutte così, almeno quelle che ho visto io, niente fornelletti elettrici) e tornato a casa, preparato tutto il preparabile, scopro che non funziona con la macchinetta moka! sadness!
Al mio arrivo mi hanno mostrato la mia camera, la 202, una stanza con un letto, tv (che non prende uno straccio di canale), frigo, dispenser dell'acqua, una lavatrice che secondo loro è una lavatrice ma a me sembra tutto fuorché una lavatrice (ancora non ho provato ad utilizzarla, nel prossimo post vi aggiornerò sui tentativi, che sento già vani), poi c'è il bagno, con la doccia che sostanzialmente E' IL bagno (niente vetri, niente tendine, niente) ed è una cosa che detesto ma di cui pian pianino sento che dovrò farmene una ragione. Internet ha funzionato abbastanza decentemente, certo negli standard cinesi, quindi niente blogger, niente siti zozzi, un po' di limitazioni che ti stanno strette e anche a quelle dovrò abituarmici... man man lai, 慢慢来, piano piano, dicono i cinesi, no?
Una settimana di vita è passata in fretta e le cose sono andate benone (a parte la stanza messa un po' maluccio, il che ha fatto credere ai miei genitori, dopo le mie lamentele, che fossi stato rinchiuso in una specie di gulag), anche più di quanto immaginassi. Ho subito fatto amicizia con Nacho, il mio vicino di stanza (204), ha la mia età ed insegna spagnolo, simpatico e solare come si confà ad uno nato nella penisola iberica, essendo approdato qui l'anno scorso assurge ufficialmente a ruolo di life coach: dove fare la spesa, in quali bettole mangiare, quali siti cinesi utilizzare a posto di youtube, et cetera et cetera. A questo piano ho anche conosciuto un giapponese appena arrivato, un tizio simpatico, ci siamo conosciuti a mensa e io ho ovviamente tirato fuori seduta stante il mio lato di manga appassionato/freak e lui penserà adesso che sono un demente.
Tutti comunque sono sconvolti, o almeno sorpresi, mi chiedono: ti sei laureato in inglese? e io: no la mia "specializzazione" è comunicazione (sorvoliamo, please). In risposta parte il commento unanime: perchè io ho conosciuto italiani/ ho sentito dire che gli italiani l'inglese non lo sanno parlare e io, che di certo non amo il mio paese alla follia devo indossare gli ingrati panni del nazionalista e dire: beh, no, dai, adesso ci sono millemila studenti universitari, credo che i giovani di oggi lo sappiano parlare un po' tutti. magari gli adulti meno.
Ho anche conosciuto un paio di ragazze, tramite Nacho, ma essendo il mondo piccolo ho scoperto che una delle due l'avevo già come contatto di msn. Daniela, infatti, ha già studiato italiano, lo parla in un modo che trovo adorabile (con tanto di parolacce) e vuole continuare a studiarlo insieme a me, ovviamente io sono più che ben disposto, in cambio di una manina col mandarino, eh eh eh eh. Evelyn (nome italiano non pervento) invece si è fatta carico di portarmi in giro per il centro di Shijiazhuang, abbiamo mangiato assieme 肉夹馍, rou jia mo, una cosa tipica di Xi'an (che a Xi'an mi ero perso) e mi ha mostrato tutti i maggiori punti di interesse commerciale della zona (dietro mio consiglio, della serie: saltiamo i musei, per quello ci sarà tempo e compriamo le lenzuola, piuttosto!).
Come finale di questo post vi racconto anche che abbiamo girato mezzo mondo perchè volevo comprare una piastra per farmi il caffè in camera, morale della favola, compro una piastra ad induzione (praticamente in Cina son tutte così, almeno quelle che ho visto io, niente fornelletti elettrici) e tornato a casa, preparato tutto il preparabile, scopro che non funziona con la macchinetta moka! sadness!
lunedì, ottobre 27, 2008
China, again!
Nei giorni trascorsi tra l'ultimo post e questo sono successe davvero un mucchio di cose, procederò in estrema sintesi, sperando di non tralasciare nulla.
Tutto inizia (ovviamente) due settimane fa con l'arrivo della lettera. A quel punto decido di andare a Roma e preparare il visto, parto per Roma giovedì incontro Nan che era a Roma andiamo un po' per bar (un tè a piazza di spagna 13,50 E, mica broccoli) poi salgo a Perugia, ospite dei miei ex-coinquilini. Rivedersi è stato un po' come se quei sei mesi di distacco non ci fossero mai stati, ho trovato la casa a posto come al solito, tutti bene anche Justin. Poi ho rivisto amici, compagnucci di master (e di merendine cinesi), un sacco di bella fauna insomma, c'era anche l'eurochocolate ma avevo un milione di cose per la testa e non l'ho degnato neanche di uno sguardo. Torno a Roma lunedì, riprendo il visto e torno a casa: il biglietto è prenotato per giovedì.
Giovedì parto facendo alzare 3/4 della mia famiglia ad un orario un po' infelice per accompagnarmi, parto da Fiumicino, arrivo a Londra, poi nuovo volo per Beijing a fianco a me una bellissima e paciocchissima bimba undicenne bionda in "gita" (wow, queste gite di oggi) a Pechino che come al solito si mostra impassibile mentre io tremo di paura sull'aereo. Arrivati a Pechino sgomento number 1: si son persi chissà dove la mia valigia, ok, mi danno una carta con 35 sterlie come scusa e dicono che poi me la manderanno a casetta mia bella ma Pechino sgomento number 2: quando arrivo non c'è nessuno ad aspettarmi!! e non so se concepite il panico di pensare di aver volato un attimo sedici ore a vuoto, poi il mio telefono non funzionava, sono sono riuscito a rimediare uno straccio di internet point nell'aeroporto... dopo un paio d'ore la cara Susan mi chiede se sono Mario dopo averlo chiesto ad altri tre/quattro stranieri, ritrovatici partiamo alla volta di Shijiazhuang. Tre ore di treno con il T (tekuai, assai veloce... e meno male). Ecco dov'erano finiti tutti i cinesi che quando ho abitato a Pechino non avevo visto! erano tutti alla stazione del treno, finalmente un'orda di gente come si deve! sul treno Beijing-Shijiazhuang (a 2 piani, wow) io avevo il mio bel posticino prenotato ma tutto intorno a me era un formicaio di cinesini che tornavano alla loro città dalla capitale (almeno presumo).
Arrivato a Shijiazhuang è quasi come avvertire le vertigini, sono atterrato qui, nel posto più lontano da casa del mondo e ci rimarrò per un bel po', non ho idea di come sarà la mia vita ma è quello che ho scelto di fare perché in fondo sentivo questa vocina che mi chiamava e perchè anche se le difficoltà saranno miriadi ho sempre creduto che l'esperienza che potrò trarne sarà impagabile. Cosa è avvenuto a Shijiazhuang cercherò di ricordarmelo ben benino perché ne parlerò nel prossimo post! eheh... ho anche io i miei impegni, sapete? ciao e a presto! :)
Tutto inizia (ovviamente) due settimane fa con l'arrivo della lettera. A quel punto decido di andare a Roma e preparare il visto, parto per Roma giovedì incontro Nan che era a Roma andiamo un po' per bar (un tè a piazza di spagna 13,50 E, mica broccoli) poi salgo a Perugia, ospite dei miei ex-coinquilini. Rivedersi è stato un po' come se quei sei mesi di distacco non ci fossero mai stati, ho trovato la casa a posto come al solito, tutti bene anche Justin. Poi ho rivisto amici, compagnucci di master (e di merendine cinesi), un sacco di bella fauna insomma, c'era anche l'eurochocolate ma avevo un milione di cose per la testa e non l'ho degnato neanche di uno sguardo. Torno a Roma lunedì, riprendo il visto e torno a casa: il biglietto è prenotato per giovedì.
Giovedì parto facendo alzare 3/4 della mia famiglia ad un orario un po' infelice per accompagnarmi, parto da Fiumicino, arrivo a Londra, poi nuovo volo per Beijing a fianco a me una bellissima e paciocchissima bimba undicenne bionda in "gita" (wow, queste gite di oggi) a Pechino che come al solito si mostra impassibile mentre io tremo di paura sull'aereo. Arrivati a Pechino sgomento number 1: si son persi chissà dove la mia valigia, ok, mi danno una carta con 35 sterlie come scusa e dicono che poi me la manderanno a casetta mia bella ma Pechino sgomento number 2: quando arrivo non c'è nessuno ad aspettarmi!! e non so se concepite il panico di pensare di aver volato un attimo sedici ore a vuoto, poi il mio telefono non funzionava, sono sono riuscito a rimediare uno straccio di internet point nell'aeroporto... dopo un paio d'ore la cara Susan mi chiede se sono Mario dopo averlo chiesto ad altri tre/quattro stranieri, ritrovatici partiamo alla volta di Shijiazhuang. Tre ore di treno con il T (tekuai, assai veloce... e meno male). Ecco dov'erano finiti tutti i cinesi che quando ho abitato a Pechino non avevo visto! erano tutti alla stazione del treno, finalmente un'orda di gente come si deve! sul treno Beijing-Shijiazhuang (a 2 piani, wow) io avevo il mio bel posticino prenotato ma tutto intorno a me era un formicaio di cinesini che tornavano alla loro città dalla capitale (almeno presumo).
Arrivato a Shijiazhuang è quasi come avvertire le vertigini, sono atterrato qui, nel posto più lontano da casa del mondo e ci rimarrò per un bel po', non ho idea di come sarà la mia vita ma è quello che ho scelto di fare perché in fondo sentivo questa vocina che mi chiamava e perchè anche se le difficoltà saranno miriadi ho sempre creduto che l'esperienza che potrò trarne sarà impagabile. Cosa è avvenuto a Shijiazhuang cercherò di ricordarmelo ben benino perché ne parlerò nel prossimo post! eheh... ho anche io i miei impegni, sapete? ciao e a presto! :)
Io ci provo
Se mi volete, ma davvero davvero, adesso mi trovate qui.
Poi magari se mi gira cambio di nuovo tutto, chi può dirlo, eheheheh.
Comunque se funziona... è già una gran cosa.
Poi magari se mi gira cambio di nuovo tutto, chi può dirlo, eheheheh.
Comunque se funziona... è già una gran cosa.
mercoledì, ottobre 15, 2008
Il corvo
Oggi ho ripreso in mano Odin sphere e con esso il piacere di smanettare colla playstation (ironicamente stamattina appena ho iniziato a darci dentro è arrivato il corriere con il certificato di permesso di lavoro per la Cina), ho tirato tardi e in serata mi sono messo a guardare la tv. C'erano le iene, poi su rai2 davano Shaolin soccer, pensavo che fosse bello riguardarlo, ma quel film è stato praticamente stuprato dal doppiaggio, ascoltarlo è gradevole quanto sentire unghie grattare la lavagna, poi su iris invece c'era Il corvo.Il corvo è stato il primo film che ho visto al cinema (ci andai da solo, inaugurando una fortunata tradizione), quindi a riguardarlo adesso sono ancora sotto l'effetto dell'infatuazione dell'epoca. Io ne avrò fatto di sbagli in vita mia e generalmente non mi pento delle mie scelte, insomma, anche i miei schifidi errori hanno fatto di me quello che sono, però se una cosa la rimpiango è che avrei dovuto avere gusti migliori in fatto di cinema.
Ohibò, ho visionato al cinema cose come il corvo, il corvo 2, mortal kombat e il matrimonio del mio migliore amico. A quell'epoca, dai miei 13 ai 17 anni avrei potuto invece gustare:
(1994) Forrest Gump
(1994) Pulp fiction
(1996) Fargo
(1997) Mononoke Hime... ma questo l'ho visto al cinema, qualcosa di buono da qualche parte ce l'avevo!
(1998) Il grande Lebowski
e se vogliamo esagerare nel 1993 è uscito addio mia concubina, ma forse vederlo e amarlo a dodici anni sarebbe stato chiedermi troppo. Ma chissà, magari avrebbe fatto la differenza...
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