domenica, dicembre 20, 2009

Dwelling narrowness

Sono passati più di due mesi da quando sono approdato in Cina, passati in fretta. Domani poi arriva il fantomatico solstizio d'inverno, quello in cui bisogna mangiare jiaozi (se non sapete che i jiaozi sono i ravioli cinesi abbandonate questo blog, infedeli)! E mancano 5 giorni al natale, anche quest'anno senza alberello... "ci starebbe proprio bene un alberello nella mia camera" penso da quando è iniziato dicembre, ma vuoi che gli alberi, e le relative decorazioni, al supermercato sono brutti e tristi, vuoi perché l'idea di mettere l'albero qui per un po' a farmi compagnia e poi doverlo buttare via perché non saprei dove metterlo mi deprime... niet.

Ho scritto l'ultimo post dal tono piuttosto pessimistico e poi più nulla, senza limiti e con poco pudore ho buttato là; tutto quello che passava per la testa, cose che a ripensarci due volte non avrei detto, perché poi ponderi ponderi e certe cose non le dici, un po' ti vergogni, un po' non sta bene. Però volevo un po' esorcizzare (e cristallizzare, a futura memoria) quello stato d'animo, e mi sono detto, massì che ti frega. E devo ammettere che quello che mi ha sorpreso all'inizio è stato lo stare piuttosto bene. Dev'essere l'istinto di conservazione: trovare il modo di andare avanti qualsiasi cosa succeda. Le giornate continuano come se nulla di particolare fosse accaduto, dapprima proprio zero, adesso però ogni tanto un po' di malinconia viene.
Per il resto non c'è un granchè da segnalare, fuori è un freddo barbino quindi non ho il coraggio di uscire manco per andare al supermercato, che pizza perà le giornate a casa... il fine settimana è stato dedicato ai serial tv (americani: Alice, cinesi: 蜗居 woju o dwelling narrowness), alle cover musicali, segnalo You spin me round - Dope, è tutto il giorno che l'ascolto! Ho visto anche il film Cloudy with a chance of meatballs (carino). Ah, 蜗居 Il mio primo serial cinese! ne ho visto una puntata e mezza... è un inizio clamoroso. L'ho visto segnalato su qualche sito, con il promettente "un serial sfuggito alle maglie della censura cinese" o qualcosa del genere, e devo dire che è abbastanza affascinante... insomma, dal punto di vista di uno a cui interessano certe tematiche morbose-cinesi, ovviamente.
Questo qui (woju vuol dire "umile dimora") parla di un giovane nucleo familiare alle prese con l'acquisto della casa e i prezzi irragionevoli e folli che il mercato immobiliare sembra aver raggiunto. La spinta ad acquistare pure una mezza catapecchia perché c'è la fila di gente che gioca al rialzo, perché la casa che ieri non abbiamo preso oggi costa 500 euro in più eccetera eccetera. Anche se non ve ne sbatte nulla dovrete ammettere che è alienante forte, eh.
Per ora mi sembra semplice, interessante e poco "artificioso" quindi lo seguo volentieri!

sabato, novembre 28, 2009

La solitudine dei caratteri cinesi

Molto tempo fa ho letto un aforisma. Sosteneva che nella vita i giorni importanti fossero quattro o cinque, gli altri servivano per fare spessore. L'aggiornamento periodico del blog per oggi salta. Questa volta pubblichiamo un nuovo episodio della posta del cuore. Se non lo leggete è meglio, io devo elaborare il lutto quindi eccomi qui, però se passate di qui e in cuor vostro vi sentite di lasciare un commentino, un consiglio (che non potrò pubblicare perché i rapporti tra Cina e Blogspot continuano a non essere idilliaci) in fondo ve ne sarò grato. Credo (male?) che praticamente tutti o quasi siano passati per situazioni simili, i casi di cronaca nera relativamente pochi, quindi è logico dedurre che la stragrande maggioranza ne esce relativamente incolume. Bene, veniamo a noi.

Io di cinesi importanti importanti, per una ragione o l'altra, ne ho conosciuti circa cinque. Quattro di questi in Italia. La gratitudine che provo verso loro è incalcolabile e inesprimibile, senza di loro non starei qui con il mio lavoro, la mia bella stanzetta, i miei studenti e la mia vita. Il cinese che ho conosciuto in Cina è Wilson. Per descrivere Wilson ai miei occhi bastano due citazioni cinematografiche malamente riportate, la prima è di Densha no Otoko quando la protagonista dice "tu rendi nuovo ciò che è banale, rendi ricordi preziosi le cose triviali", la seconda è di 500 days of Summer "da un lato vorrei uscirne fuori. Dall'altro so che è l'unica persona nell'universo che può rendermi felice".
Non è possibile per me immaginare una Cina senza Wilson, è come se ogni carattere cinese, se ogni cosa che ho visto, sentito, detto e fatto in qualche modo fosse
collegata a lui. La condivisione (via chat) di tanti piccoli episodi quotidiani privi di apparente significato si è insinuata leggermente e dolcemente sotto la mia pelle, fino a quando un giorno mi guardo dietro e so che la dipendenza da chiacchieratina supera l'assuefazione delle droghe pesanti.
Il fattore borderline di queste amicizie però le rende difficilmente gestibili: i contorni sfumati dei sentimenti in cui tutto si mescola, a volte è piacevole, a volte doloroso. In queste situzioni che rifuggono ogni etichetta mi sono ritrovato a desiderare di rivederlo senza requie. Ho saputo che il capodanno cinese non si tocca, cicca cicca, la settimana di vacanza è sacra e va trascorsa con la famiglia, poco conta se io magari avrò un mese e rotti di vacanze invernali. Non mi ero ancora rirpeso quando ho saputo che era a Pechino in questo fine settimana prima di partire per gli Stati Uniti. Non sarebbe stato possibile vedersi anche solo per un po' Perché non me l'ha detto? me lo dico e me lo ridico e non me ne faccio una ragione. Ho pensato che più saremmo andati avanti più averlo atteso per sempe mi avrebbe
corroso. Quindi in poche righe ho scritto che di vederci non se ne parlava, al telefono mi sarei vergognato del mio cinese, quindi l'avrei salutato così in chat, è tra le persone migliori che io abbia conosciuto e quindi gli auguro ogni bene per il futuro, mi ha reso felice e non l'avrei mai dimenticato. ciao ciao.
Che cosa cretina che ho fatto. eppure ci ho pensato un po' ed ho creduto che fosse la cosa migliore da fare. il risultato è che passo le giornate a piagnucolare, il sorriso ebete che avevo quando giravo per le strade è sparito, penso e ripenso. e non ho più speranza. non so più la ragione per cui faccio le cose. studiare il cinese,lavorare. se guardo la tv o leggo un libro, se incontro un carattere cinese mi imbatto in un ricordo. i cinesi dicono che una rana a tre gambe è difficile da trovare mentre gli uomini con due sono dappertutto, però il mio corpo è ancora avvelenato da quella dolce assuefazione che l'altro miliardo e rotti di cinesi mi sembrano quelli che fanno spessore, Wilson era il mio giorno importante. la terza
citazione filmica di questo post è quella di Qualcosa é cambiato: "tu mi fai desiderare di essere una persona migliore". Adesso non ho più desideri.

domenica, novembre 08, 2009

L'e-mail del babbo (e sono 28)

Secondo "maggico" appuntamento con la permanenza nello Shandong. tra una lezione e l'altra, cercando di rimediare agli eccessi italiani con un'alimentazione morigerata e regolare. Annodando i fazzoletti per ricordarsi che dare una pulitina alla camera male non farà. Eccoci qua. Sedetevi bene che mi sa che m'è uscita una cosa un po' lunga. Iniziamo con il fattore nostalgia o anche l'angolo "qui lo dico e qui lo nego": quello che mi mancherà di Shijiazhuang. Sembra una vera mission impossible, eppure a voler essere incontentabili qualcosa di Shijiazhuang mi mancherà (a parte, ovviamente, gli amici). La prima è il collegio, che in my humble opinion, se non avesse avuto l'assurda regola di chiudere ogni santo giorno alle dieci sarebbe stato un posto molto più vivibile. L'aspetto figoso, se così si può dire del collegio
è che negli stessi due piani vivevano alcuni (molti se ne sono guardati bene e vivevano altrove) degli insegnanti stranieri, i miei vicini di stanza erano i miei colleghi che insegnavano spagnolo, giapponese, inglese, coreano, arabo.

Un bell'ambiente, poi considerando che facevamo lo stesso lavoro c'era sempre un discreto background di cose da discutere: quanto fossero maligni quelli della
scuola, quanto pigri gli studenti, cosa inventarsi per attirare un minimo la loro attenzione, gioire assieme dei successi, condividere i piccoli, grandi incidenti di percorso. Beh questo, nel condominio di Jinan dove presumibilmente sono l'unico straniero e nel vecchio (carino, per carità) campus dell'Università dello Shandong dove la situazione è pressochè simile, un po' mi mancherà. Gli studenti stranieri stanno all'altro campus che in linea d'aria è poco più di uno sputo ma chi ci passa mai? Un altro punto è stato che l'essere oppressivi ha un suo tornaconto: di positivo c'era la sensazione di essere presi per mano e guidati, qui mi hanno dato un paio di foglietti con scritto vai qui e vai lì e poco altro. L'anno scorso almeno la povera Susan s'era occupata di scarrozzarmi all'ospedale a fare le analisi, è andata a prendere i risultati, forse questo un po' mi manca (sebbene col metodo fai-da-te ho portato il mio passaporto all'ufficio martedì e lo ritiro con il visto il prossimo lunedì, a Shijiazhuang dopo aver consegnato il mio passaporto all'ufficio l'avrò rivisto un mese dopo).
Il tempo ha tirato un tiro mancino non da poco e non solo qui a Jinan, il fine settimana scorso la temperatura è calata precipitosamente, dalle serate in magliette a maniche corte siamo passati a 9 gradi e minacce di neve, a Pechino e a Shijiazhuang ha effettivamente nevicato! Qui un paio di giorni di un freddo abbastanza insopportabile(sono corso a comprare cremine, burridicacai e quant'altro per evitare di aprire faglie tettonice sulla mia faccia) adesso sembra tornato
tutto alla normalità e possiamo goderci le foglie ingiallire e fa tutto autumn in new york. Altrove si è parlato di un atto di manipolazione del tempo (per far venire un po' di pioggerellina a Beijing), chissà cosa sparano in aria (argento? così attiriamo le nuvole e ammazziamo vampiri e lupi mannari?), poi assieme alle nuvole è arrivato anche altro e di qui la bufera di neve che quasi paralizzava Beijing. Ora questa storia delle piogge indotte la dicevamo anche quando ho messo piede per la prima volta in Cina, eravamo in clima di olimpiadi e si diceva che il governo volesse ripulire i cieli di Pechino con giornate programmate di pioggia (in effetti tocca dire che in alcuni giorni l'aria faceva particolarmente schifo, sembrava di stare in mezzo ad una tormenta di sabbia). Però io a queste cose un po' fanta-politiche ci credo sempre poco (sebbene napoletano), per me ha un po' la stessa fondatezza della storia delle scie chimiche. Anche se questa qui nessuno è ancora
andata in giro a sputtanarla quindi magari stavolta è vero, boh.
Comunque l'alone di mistero (specialmente fanta-politico) sui cinese è sempre cheap'n'chic, il primo posto (in assenza di clamorose sviste) spetta indubbiamente a: "il mio insegnate-collega-studente-compagno di classe probabilmente è un informatore/spia del governo". Durante il mio master abbiamo buttato giù tanti di quei sospetti che manco un torneo internazionale di Cluedo!

Se me lo chiedete, tra gli svantaggi di partire per conto proprio e arrivare in terra staniera, rientra quello di patire a volte una micidiale solitudine. Oltretutto quando sto per conto mio più che annoiarmi a morte non riesco a fare, sebbene il posto sia nuovo non ho voglia di perdermi nei meandri della città e visitare i suoi luoghi ameni, preferisco che ci sia occasione di andarci con qualcuno che m'accompagna (eh, lo so, voglio la zuppa bella e preparata), altrimenti è una pizza, dai. Quindi nei primi due giorni mi sono fatto un giro di quello che c'è qui intorno nel raggio di un centinaio di metri e mi sono messo l'anima in pace. Come ho detto nel post precedente c'ho la sala giochi sotto casa, non ho bisogno di indagare oltre.
Una sola cosa in effetti emerge come puro rito individuale, quello dove sei stai per conto tuo praticamente è meglio: fare la spesa al supermercato. E se riesco a vincere la pigrizia devo ammettere che girare tra i banchi del supermercato è un vero e proprio torbido piacere. L'ho pensato quando alla ricerca del mascarpone (il Darunfa ha i savoiardi vicenzi importati dall'Italia ma non il mascarpone... e io mi chiedo, ma questi a chi li vendono i savoiardi? mai sentito parlare di marketing? prodotti complementari? boh) e sono andato al Carrefour per vedere se lì c'era. Esplorare i banchi del supermercato è una caccia al tesoro alla ricerca nuove sensazioni, nuove merendine da provare a colazione, prodotti dal gusto quantomai esotico (segnalo le patatine fritte al gusto mango o mirtillo del darunfa), offerte irrinunciabili. Mi è inoltre piaciuto l'angolo dove in ogni banco del Carrefour vengono messi in evidenza i prodotti nuovi o particolari si chiama qualcosa tipo: hai voglia di cambiare stile di vita? In quello dei liquori c'erano quelli importati, dove ho di nuovo scoperto che i prodotti complementari qui proprio non vanno di moda: vendono bottiglie di gordon's gin (altro caso affascinante di marketing: la bottiglia da 375ml costa meno della metà di quella da 750ml) e non
l'acqua tonica o la lemon soda... vogliono farmi impazzire, lo so!
Comunque dopo aver girato il Darunfa (origine: taiwan) e il jialefu/carrefour (francia) quando ho tempo passo al woerma/walmart (usa) e legou/tesco (uk), spero di trovare tante belle sorprese anche lì.
Un abbraccio virtuale ai miei poveri lettori, soprattutto ai tre intrepidi che mi hanno lasciato un commentino... che chissà se/come/quando riuscirò a pubblicare! Col trucchetto ninja di postare via mail riesco ancora a scrivere qualcosina, ma pubblicare i commenti eh eh, sarà un altro paio di maniche! Un abbraccio al babbo che mi ha mandato un e-mail (che sensazione strana ricevere un e-mail dal babbo) non sentendomi da un po' di giorni e mostrandosi preoccupato per il mio stato di salute.
Comunque oggi, se mai la cosa potesse anche solo minimamente interessarvi è il mio compleanno. Essì, facebook per voi che potete aprirlo ve l'avrà ricordato, immagino. E' stata tutto sommato una giornata, bella, interessante, non spettacolare ma rispecchia abbastanza il trend delle giornate piacevoli vissute a Jinan. Poi magari in questi giorni ci faccio un piccolo post, che qualche aneddoto merita. Che dire, sono felice. A presto.

domenica, ottobre 25, 2009

Frignando come un bambino

Sono passate due settimane ma non sarà per nulla facile dimenticare che tutto è iniziato piangendo come un moccioso. Partiti dalle tre e qualcosa da casa per prendere l'aereo alle sette meno un quarto, per arrivare un'oretta prima della partenza, poi al raccordo anulare un'uscita sbagliata e per molti interminabili minuti ho pensato che la frittata era fatta. Un imbarco al volo con cazziatone dell'addetta al check-in, ho salutato tutti in fretta e furia senza neanche il tempo di inumidire gli occhi, prima o fatto la fila, poi mostrando la carta d'imbarco ho supplicato mezzo aeroporto di fiumicino di farmi passare avanti (fino ad una signora che mi ha sfanculato mostrando che anche lei aveva l'imbarco a quell'ora...), sono arrivato al gate che quelli dell'air-china chiamavano il mio nome, poi un altro mezzo casino perché non sapevo dove infilare il bagaglio, mi sono preso qualche altro mezzo cazziatone da qualche cinese stufo di vedermi correre avanti e indietro. Poi la scoperta che in fondo stavo più comodo sugli aerei british airways che non quelli air-china nonostante le mie fanta-aspettative, comunque questo volo aveva il vantaggio non piccolo di essere diretto. Si parte di sera, un cena, film cinese (叶问, carino), chiacchiere coi vicini (signora cinese di wenzhou a sinistra, signore umbro che lavora in cina a destra), sonnellino, film cinese (硬汉, meno carino), colazione e siamo arrivati.

La prima cosa che faccio arrivato è chiamare Wilson che mi dà il benvenuto in Cina. Mi invade una felicità incredibile. Poi avevo un giorno libero a Pechino, mi sistemo nell'albergo, chiamo Costantino chiedendo se ci vogliamo incontrare... dice che più tardi richiamerà. Chiamo anche Nan e ci diamo appuntamento per domani. Torno in albergo e mentre aspetto la chiamata di Costantino crollo dalla stanchezza. Mi risveglio il giorno dopo... scoprendo che la sveglia l'avevo messa con l'ora italiana, quindi sarebbe suonata all'una! Mi vesto in fretta e furia e volo all'ambasciata italiana per un fugace incontro con il mio super indaffarato tutor senior. C'è l'educational expo a Beijing nei prossimi giorni... Uni-Italia è in fermento, eh eh. Poi vedo Nan che mi porta a mangiare un meraviglioso hamburger a sanlitun (10 euro di hamburger... e per fare il confronto io oggi ho mangiato con 60 cent di ravioli), mi dice che tempo una settimana o due verrà a trovarmi a Jinan. In serata il volo per Jinan fa due ore di ritardo, servono il solito tramezzino sull'aereo e girandomi noto che saremo in tre sull'aereo ad averlo preso. Arrivo all'aeroporto di Jinan, c'è la mia collega Valentina ad aspettarmi. Una ragazza di Jinan che ha studiato all'università di Xiamen con un ottimo italiano. L'autista ci porta verso la mia nuova casa.

L'università dello shandong (山东大学, abbreviato in 山大) si trova in una zona molto bella di Jinan è appiccicata ad una cattedrale cattolica e quando arrivo al mio appartamento mi cade a terra la mascella. Bello, grande (45mq), pulito... il confronto con shijiazhuang è davvero impietoso per svariate ragioni: a) vivo per conto mio, addio coprifuoco della cippa. E Jinan di sera è ancora più bella di Jinan di giorno! b) qui intorno c'è di tutto, vivo praticamente sopra un centro commerciale e vicino c'è un supermercato a due piani (大润发) che, per dire, vende pure i frosties. c) il sopra nominato centro commerciale ha al suo interno una sala videogiochi, roba che ci ripenso e c'ho i lacrimoni.

Ho quattro cinque giorni per adattarmi, fare un po' di pratiche, nel fine settimana parto per vedere un paio di posticini scenici: la piazza della città delle fonti (泉城广场, nomignolo di Jinan) e il lago Daming (大明湖), la visita viene interrotta bruscamente dal mal di pancino che mi ha afflitto per i primi giorni di permanenza (adesso va molto meglio) e me ne torno a casa. Qualche giorno dopo un mio nuovo amico mi porta di sera ad un altro parco vicino a dov'ero stato, mi pare si chiami Heihuquan (黑虎泉, fonte della tigre nera). I corsi d'acqua illuminati di sera, la passeggiata tranquilla, le persone che raccoglievano l'acqua alle fonti, in quel momento ho finalmente pensato: capperi però, Jinan è davvero bella.

A presto per la seconda parte di: Mario mette piede in Cina per la terza volta. Vi ricordo che blogger è bloccato, facebook pure, stranamente flickr no, quindi se volete vedere qualche foto le trovate lì. Ciao ciao!

domenica, settembre 06, 2009

5 minuti di immaginazione al giorno

Pare che gli argomenti provenienti dalla Cina che tengono banco anche qui ultimamente siano i tumulti nello Xinjiang, cosa farne degli organi dei condannati a morte e qualche pasticcio successo in campi di riabilitazione per ragazzi che dimostrano una forte dipendenza da internet (网络成瘾). Ma quest'introduzione non è che un pallido pretesto per parlare di internet o di qualcosa velatamente collegato ad esso.

Avevo scritto tempo addietro che in Cina fumavo, senza che in effetti ci abbia mai trovato niente di gradevole. In Cina la gente fuma, beve e sputa come turchi, mi sembrava una cosa carina abituarsi alle tradizioni locali. Ho comprato una stecca di 中南海 all'aeroporto per qualcosa come tre euro. Non le ho toccate per un po', mi sentivo un cretino a fumare in casa, dopo un mesetto, adesso, fumo un paio di sigarette al dì. Io non so perché la gente fumi, ma il mio rito della sigaretta a casa è speciale, me ne vado sul balcone col posacenere in vetro colorato, mi accendo una sigaretta e mentre faccio avanti e indietro sul balcone guardo le piante in giardino, il melocotogno con i rami piegati da quei frutti grossi e tozzi, i fili per stendere i panni, la canna fumaria della mia casa. E penso. Cerco di immaginare cosa scrivere nel racconto, provo a rielaborare, senza successo, fatti insoliti o divertenti, universi paralleli, idee romantiche. Penso alla mia giornata, penso alle persone vicine e quelle lontane. Qualche ricordo torna a galla.
Nelle altre 18 ore della giornata che praticamente trascorro davanti al computer non penso a niente o è come se non pensassi a niente, che forse di per sè è qualcosa di impossibile, eppure in quei cinque minuti è come se acquistassi una calma e una lucidità non presente nel resto della giornata. Come se la mente, almeno un po', si aprisse. E, beninteso, io lo benedico il computer, anche non pensare a niente per tutta la giornata è una mano santa per trascorrere il tempo.

martedì, settembre 01, 2009

Chi ha paura del Dalai Lama?

Beh, una riflessione superficiale in cui mi sono imbattuto oggi per caso, ero così distratto dall'odio che i cinesi covano nei confronti dei giapponesi che quando ho suscitato una (internettiana) discussione tirando fuori il Dalai Lama un po' sono rimasto sorpreso. Insomma, niente che non si potesse immaginare, però a guardarlo in foto con quel sorriso che manco la scioglievolezza di lindor (guardare foto), poi ci aggiungi che hai visto il piccolo Buddha di Bertolucci da piccolo e rimani affascinato da quello che vedi, metti che ha pure preso il nobel per la pace e quindi per un attimo non ci pensi che quello che è arrivato a Taiwan per pregare potrebbe essere in fondo il maligno sotto mentite spoglie. Insomma ci rimani male. I cinesi mi sa che non l'hanno visto il film di Bertolucci.

Tutto nasce dalla frase che ho visto girare come firma su QQ e Xiaonei "台湾…你妈六十大寿…喊你回家吃饭" (Taiwan, tua Mamma compie 60 anni, ti sta chiamando a casa per mangiare), che un po' mi aveva impressionato negativamente perché meme di un fenomeno internettiano recente [un post sul forum cinese di World of Warcraft intitolato "贾君鹏你妈妈喊你回家吃饭" (Jia Junpeng, tua mamma ti sta chiamando a casa per mangiare, qui tutte le informazioni del caso)]. Insomma, io vedo Wilson che ha oggi questa firma su QQ e la butto lì dicendo che in questi giorni c'è il caro Dalai Lama a Taiwan (e sottintendendo tutto il sottointendibile o forse non sottointendendo niente, ma semplicemente in attesa della reazione) e la risposta ovviamente non tarda ad arrivare manifestandosi nella fattispecie in due link a due filmati di tudou: due spezzoni di telegiornale in cui il dalai lama veniva accolto da facinorosi (come direbbero le nostre amate testate italiane) che nel primo gli gridavano contro: "滚回去,滚回去" (una forma molto colorita di "tornatene da dove sei venuto" ) e nel secondo "我们要救灾,不要来添乱" ("Vogliamo portare aiuto, non altri casini" in parole povere, riferendosi alla situazione delicata dopo l'arrivo del tifone Morak). Wilson certo ignorava che un italiano prenderebbe per buono quello che dice un telegiornale forse solo se gli venisse propinato col sistema "Arancia Meccanica", ma tanto sicuramente non c'è arrivato manco quello in Cina. Segue il discorso che il Dalai Lama ha ferito la "famiglia cinese" minacciandone l'integrità più inutilità della visita Taiwanese dato che la maggior parte di quei disgraziati non è Buddista (parole sue, non dati wikipedia) e quindi forse ne faceva a meno delle sue preghierine. Comunque c'è da dire che c'erano in 15mila a Taipei a guardarlo e gente che faceva la fila dalla sera prima per vederlo secondo il Taipei Times. Deciso a fare un campione statistico mi azzardo a chiederlo anche ad Evelyn con la candida domanda (a bruciapelo) "你喜欢达赖喇嘛吗?" (Ti piace il Dalai Lama?) a cui mi sono sentito rispondere, in estrema sintesi, che no, non le piace, e tra le altre cose ciò che spicca è la sua doppiezza di atteggiamento (che tradisce, sempre secondo lei, i principi del buddismo stesso), bello, pacioso e candido nei confronti degli occidentali e di tutt'altra pasta nei confronti dei cinesi. Nel frattempo in attesa che si compia la sorte di quest'altro nemico della Cina, io riprometto di informarmi un po' più in merito (quanto è urticante quando i cinesi attaccano la manfrina di "voi occidentali non sapete una cippa della nostra storia eppure i vostri media... bla bla bla"), comunque per me già il fatto che adesso il partito comunista cinese si vuole mettere a sindacare sulla prossima reincarnazione del dalai lama, memore di papi, antipapi, corsi e ricorsi, non promette nulla di buono...
foto trafugata qui