sabato, maggio 24, 2008

Io speriamo che me la cavo... (Si Ma Tai)

Bu dao chang cheng, fei hao han. Dicono i saggi cinesi. Se non sei mai andato alla grande muraglia, non sei poi 'sto grand'uomo. E' una frase che ho persino ritrovato pochi giorni fa a lezione dopo essermici imbattuto praticamente all'inizio dei miei studi, in una delle prime lezioni di 'caratteri cinesi'. Da quel giorno sono passati un po' di annetti e finalmente sono approdato alla grande muraglia. Potrei riassumervi l'esperienza in poche sinteticissime parole ma vabbè, di sabato sera in camera lasciatemi almeno la possibilità di essere un po' inutilmente verboso.

Comunque che io sia ormai diventato un cinese col pedigree c'erano ben pochi dubbi, prima di imbarcarmi nel viaggio di stamane c'aveva già pensato l'iscrizione all'hsk (esame per il livello della lingua) a fare di me un provetto cultore di ciò che di cinese esiste. Qui all'università era apparso un bell'avviso e io non ho potuto resistere, non ho ben chiara la storia che non c'è un livello a cui ti iscrivi (l'esame è uguale per tutti, belli e brutti) ma in pratica ti viene assegnato a seconda del punteggio che prendi, avrò capito male io?
Fatto sta che tra meno di un mese c'è l'esame, e le scadenze mi mettono sempre quel certo non so che, così segnatomi per l'esame, fatta la lezione di arti marziali di pomeriggio sono corso in libreria a raccattare quanto di utile potessi mai trovare per sostenere il suddetto esame. Ovviamente ho dovuto di nuovo flagellare la mia autostima perché anche il livello base mi è sembrato ad una prima occhiata semi-impossibile, quindi beh, incominciamo da quello terra terra dove ci sono tanti disegnini, il resto si vedrà. Speriamo di non fare una figuraccia.

Ma parlavamo della muraglia no? Stamattina alle sette e venti più o meno siamo partiti alla volta di Si Ma Tai, che dicono sia un complesso turistico, un punto scenico ma in realtà è una sfida contro la morte! io stamattina sono uscito e nella borsa ho infilato anche una maglia di lana, ho pensato: vuoi mai vedere che lissù farà freddo? e invece c'era un sole assassino, roba che spaccava le pietre, che provavi a bagnarti il cappello per patire meno il caldo e l'acqua non faceva manco in tempo ad arrivare sulla testa che già era bella evaporata.
E' un'esperienza strana, questa della grande muraglia: la vista è incredibile, clamorosa, mozzafiato, il cielo terso, lo scenario magnifico, eppure c'è di assurdo che alla fine diventa quasi una prova di forza, ma io ieri l'avevo letto che fisicamente era abbastanza provante, a 26 anni però non mi aspettavo che due tre volte grondante di sudore di fronte all'ennesimo scalino alto quanto mezza gamba pensassi di tagliare la corda. Quindi si, alla fine sono arrivato al traguardo (c'è un cartello che dice che oltre non si va, altrimenti multone) e sarà una cosa da raccontare ai miei nipotini, ad elisabetta che faceva maniacalmente foto e mi diceva: beh, ma quando ti ricapita? io ho risposto: e meno male che non ricapita!
Per quanto Si Ma Tai paia essere un posto meno 'turistico' di ba da ling (altra zona in cui si visita la muraglia) rimaneva comunque curioso trovarti lungo il percorso chioschetti che vendevano bibite o ghiaccioli a prezzi simili a quelli dell'isola di capri oppure mentre arrivi ad un'ennesima torre di guardia scalando allo stremo delle tue forze e sentendoti Messner ti arriva il vecchietto con tre denti che cerca di rifilarti una maglia con scritto 'ho scalato la grande muraglia'. Ah, alla fine ne ho anche comprata una e mi sta come un guanto, il che non è bene, presumo che la rifilerò come regalo al ritorno in italia, immagino.

PS: il momento più figo, devo un po' vergognarmi ad ammetterlo, è stato quando abbiamo preso la funivia, io ero assolutamente contrario un po' perché si sganciavano quattrini (abbiamo preso anche il trenino ed in effetti quella è stata una rapina) ma soprattutto perché non l'avevo mai presa e mi CAGAVO addosso. insomma, l'han presa tutti, la prendo anche io, mal che vada mi tappo il naso e chiudo gli occhi. così mentre facevo i musi, gli urletti e dicevo: qui mi sa che qualcuno c'è morto... o cose del genere, poi passano quelli che salivano dall'altro lato e mi metto a far loro ciao ciao con la manina. La signora fa: italiani?! e io: SII! e lei: ah, napoli! e io: PURE IOOOOOO! e ho iniziato a ridere come un cretino.

PPS: in libreria abbiamo visto il libro Guore di De Amicis. Si chiamava Guore, davvero. rotfl.

mercoledì, maggio 21, 2008

aidao. v. lament / mourn sb.'s death

La Cina ci ha riflettuto un pochino, dopo la disgrazia che l'ha attraversata (tranne per il discorso degli aiuti che è stato comunque ultratempestivo), nei piani alti c'avranno rimuginato qualche giorno, poi hanno deciso di rendere pubblico e condividere il dolore attraverso 3 giorni di lutto, dal 19 al 21 maggio. Oggi è quindi l'ultimo di questi tre giorni.

Il primo è stato certamente quello a più forte impatto emotivo: alle 14:28 tutte le attività, lezioni comprese si sono fermate. Qui all'università della tecnologia di pechino ha suonato la sirena per tre lunghi minuti, noi eravamo in classe e ci siamo alzati, al piano terra potevamo vedere dall'alto un centinaio di persone radunate e immobili che lasciavano trascorrere questi minuti di silenzio e di rumore. Poi le attività extrascolastiche a carattere ludico/culturale sono state cancellate e con esse la nostra gita di martedì al TianTan / Tempio del cielo. Oggi avevo un nuovo appuntamento con Nan a Guomao ed ho visto la pista di pattinaggio coperta e mi è ritornato in mente, ah, già, il terzo giorno di "aidao".
Altrimenti per le strade non è che lo diresti, martedì saltata la gita siamo andati (io e Mattia) al mercato dei giocattoli di pechino e tra torme di PSP, Nintendo DS e caterve di gadget di ispirazione anime giapponesi il clima rimaneva comunque abbastanza 'renao', vivace. E' quando accendi la tv, o la radio che ti rendi conto che tutto è fermo, tutto lo spazio è dedicato all'informazione su ciò che è accaduto e continua ad accadere, o quando accedi ai principali siti web cinesi che per l'aidao' hanno tolto i colori dai loro loghi e dalle loro pagine web.
foto: abbracci gratis a xidan.
(cavoli non ho ancora fatto i compiti...)

domenica, maggio 18, 2008

mania, autismo, euforia

Domenica dolce domenica, tutto sommato ieri il tempo faceva un po' schifo, sono tornato a casa presto che ero stanco e assonnato, rimasto a casa buono buono a fare i miei compiti mi sono ripromesso che, tempo permettendo, l'indomani avrei fatto i miei bravi giretti. Neanche c'avrei scommesso e invece stamattina il tempo era bello, così mangiato quello che capitava a tiro come colazione sono uscito, meta: fumetti e videogiochi, oh yeah. Beh, è il caso di coltivare vecchie passioni...

Certo, magari per i manga giapponesi la Cina non è proprio il paradiso, qui tocca desteggiarsi. Trovarli non è affatto facile e a fronte delle quintalate di fumetti e libri di illustrazioni che arrivano qui da taiwan (credo) e in maniera piuttosto poco legale, le serie su licenza che ho trovato nella grande libreria posso quasi essere contate sulle dita di una mano, sigh. Fortuna che almeno tra loro figura fruits basket, il primo volume non l'ho trovato, così oggi ho arraffato il 16, che tutto sommato ricordo come uno dei miei preferiti.
Ma prima della libreria dove in preda alla mia solita follia ho comprato un po' di tutto (anche il maestro e margherita in cinese, yuppi! inoltre: libri, dizionari, set per ricalcare i caratteri e avere una specie di calligrafia decente, ecc ecc) è stata la volta di 77th street il centro commerciale vicino alla libreria di xidan. La prima sensazione è stata di delirio ed estasti, c'era la sagra dell'oggettistica cute/inutile, frotte di pelouche, un paio di negozietti che vendevano gadget di anime, un paio che vendevano abiti in stile gothic lolita! Vista la maglia di afro inu poi ho completamente sconnesso il cervello...
Dopo un giro abbastanza approfondito dei piani sotterranei in cui si sviluppa il centro commerciale mi sono mosso alla volta della sala giochi. La sala non è nè grande nè piccola, i gettoni fortunatamente costano uno yuan (meno di dieci cent) di gente ce n'era abbastanza, tutti un po' presi dal loro hobby, di videogames un po' di tutti i tipi, i picchiaduro certo la facevano da padrone con un street fighter (super, champion edition, tre third strike ecc), guilty gear, virtua fighter 4, tekken 5, double dragon, samurai shodown e una quintalata, una marea di cabinati di king of fighters, ai cinesi deve piacergli assai. Ho fatto anche per la prima volta l'esperienza di fare un versus in quei cabinati dove l'avversario ce l'hai di fronte a te, che fico. Poi ovviamente c'era anche dance dance revolution quindi mi sono fatto prendere dalle fregole e c'ho dato dentro di brutto, come al solito ho fatto scena (capirai ero pure l'unico straniero lì in mezzo) e ho scambiato quattro chiacchiere con una ragazza della mongolia, tale Vivian, che parlava un po' di cinese e l'inglese ma che non capiva nè il mio cinese nè il mio inglese, ripensandoci mi chiedo cosa ci saremo mai detti.
Ora, se prendiamo questo che è il sito della sala giochi, vabbè, dicono che taiko no tatsujin è il sesto quando invece è il quinto, e pazienza, ma certo nella foto il cabinato è bello nuovo fiammante, adesso è un catorcio devastato e i tamburi utilizzabili al 20% delle loro funzioni, poveretti, vabbè che una partita non costa neanche 30 centesimi di euro ma a vederli così mi si stringe il cuore! Adesso pianifico di approdare in sala giochi a xin shijie e vedere lì che aria tira (e se hanno un soul calibur, maledetti!)
Comunque estasiato da quanto possa ritrovarmi a casa in compagnia di gente maniaco compulsiva dei videogiochi anche a millemila chilometri di distanza, grondante di sudore, privo di forze, rincorro un gatorade e mi dirigo in libreria a sublimare un po' tra la letteratura...

orco cane qui stanno a trasmettere a reti unificate (e dico unificate: saranno 25 canali su 30 che danno la stessa cosa, hanno anche interrotto la signora delle camelie con sergio muniz su cctv6, sigh) tg, speciali e vari aggiornamenti sulla situazione terremoto con il caro Hu Jintao che visita luoghi, poveribimbi e altri disperati.

sabato, maggio 17, 2008

Time waits for no one

Ho fatto un po' di pausa che non trovavo niente di abbastanza interessante e abbastanza banale da scrivere, è una sensazione strana, avvertire un po' il vuoto di non aver nulla da raccontare agli altri o a sè stessi. Anche se a volte magari è solo che preso dalla routine non faccio pensieri troppo strani da tradurre sotto forma di post.

Ieri la professoressa ci ha invitati a mangiare huoguo, nella fattispecie un tipo chiamato haidilao. L'huoguo è insieme un pranzo ed un evento e mai avrei potuto farne a meno, anzi trovo quasi criminale aver aspettato così a lungo prima di provarlo. L'huoguo per chi non lo sappia implica che il tavolo al centro ha un buco con un fornello, il gentile personale ci piazza dentro una pentola con del brodo piccante, quando inizia a bollire si infilano i vari ingredienti che una volta cotti poi si ripescano e si mangiano. Nella fattispecie dietro consiglio della prof abbiamo provato: verdurine, funghetti, tofu, patate, carne di capra, trippa di maiale, uova di quaglia, sangue d'anatra (!), spaghetti tirati al momento da un tizio che non sfigurerebbe ai mondiali di atletica leggera e altro che magari dimentico. bello, molto bello. un pelo più caro dei cari zhajiangmian ma assolutamente un'esperienza.
Stamattina invece toccava alla gara di cucina (si fanno i jiaozi! vedi foto) è stata una mattinata interessante, anche divertente, temevo il peggio ma alla fine pasta e ripieno erano belli che preparati. quindi toccava solo stendere la pasta, fare le suppostine, farcirle e chiuderle in maniera artistica. Certo, c'era gente che faceva fogge a dir poco magistrali mentre i nostri chi più chi meno magari erano a malapena commestibili.
Ma su questo potevo anche soprassedere, sa, io magari faccio il gelato o le lasagne, tu i ravioli, il mondo è bello perchè è vario. Poi certo, i giurati che osservavano il mio atroce lavoro, il pranzetto dopo, è stato un bel momento ma certo ciò che ha lasciato il segno più profondo nel mio animo è stato che in mezzo a quei ragazzi provenienti da ogni parte del mondo (quanti saremo stati? 150?) mi sembrava che tutti parlassero un cinese favoloso tranne me. Mentre attendevamo che annunciassero quelli promossi al secondo step della competizione si sono anche messi a fare i quiz in cinese! e io non capivo niente... e mi vergognavo. Sono tornato a casa frustrato e triste, era eccitante sentire parlare un così bel cinese (in realtà nient'affatto melodioso, ma anzi, affascinante per l'evidente commistione con le loro lingue d'origine) ma era avvilente per la mia autostima sentire così lontano da me un tale traguardo. E non costituisce un alibi pensare che magari stanno qui da 4 anni, perché sento che a me questo tempo non è dato, che posso usare al massimo quello prezioso che mi è concesso adesso. Poi sarei certo più utile alla società e di meno peso agli altri se andassi a spaccare pietre da qualche parte. Mi sento sconfitto.

guardando i film che danno su cctv6: ma è mai possibile che su un miliardo quattrocento milioni e rotti di cinesi alla fine i doppiatori di questi film siano sempre i soliti maledetti 3 o 4? uff, la voce delle protagoniste femminili mi dà sui nervi.

domenica, maggio 11, 2008

la mamma. un mese. 38.1°.

Oggi, 11 maggio, oltre ad essere la festa della mamma (ma in italia non sono neanche le otto, proverò a chiamare a casa un pelo più tardi) è anche trascorso un mese da quando siamo partiti da Perugia alla volta della Cina.
Certo, il mio primo pensiero all'avvenuta comunicazione del misfatto è che ad un mese suonato di permanenza qui il mio cinese fa più schifo di prima. Ad averci quelle grosse zampone degli struzzi mi sa che scaverei una bella buca.

C'è poco altro da dire, ieri abbiamo visitato la ultra-famous città proibita (故宫) , un complesso di 9999.5 stanze di cui per misericordia ne visitiamo giusto una decina, in pratica quelle dove la ressa di gente era maggiore. Non so come mai l'idea del viaggio organizzato è stata più o meno: andiamo col pulmino, vi lasciamo un po' lì a pascolare allo stato brado e poi tagliamo la corda lasciandovi al vostro destino. Almeno rimanendo per conto mio ho potuto accostare l'orecchio ogni qual volta spuntava fuori un gruppo di turisti o una guida che parlava in italiano. Che fico.
Dopo la bella giornata di sole alla città proibita, un pranzo ad un fast food cinese (hehegu, riso con calamari, gamberetti, carote, buono), e un giretto alla libreria di xidan, sono tornato a casa, ho passato una notte buia e tempestosa e stamattina mi sono alzato con 38.1°, alzarsi è un parolone dato che sento la testa pesare quindici chili e per ora preferisco rimanere nel lettuccio. Spero di avere una ripresa record perché domani mi scoccerebbe veramente un sacco perdere le lezioni.
Boh, intanto allego una foto del pranzo di benvenuto giusto per festeggiare questa lieta ricorrenza. Saluti dal vostro catarroso.

mercoledì, maggio 07, 2008

Jing ju: Bottomless cave

Anche se tornati a casa si potrebbe mangiare assieme sento che voglio stare un po' per conto mio e ripensare a quello che ho visto. Come se non potessi adesso volgere il mio pensiero altrove, come se temessi che provando a far altro qualche ricordo, qualche sensazione mi sfugga ma come se non sapessi già che non è facile descrivere a parole quello che ho visto e quello che ho provato: la sorpesa iniziale, il brivido durante lo spettacolo e il disappunto perché è durato troppo poco, finito troppo presto ce ne siamo anche andati subito senza lasciarmi la possibilità di stare lì ad applaudire fino a spellarmi le mani.

Sto parlando come annunciato precedentemente dell'opera di Pechino (京剧 jing ju, per gli amici), e certo il mio lavoro sarebbe molto più semplice se chi mi leggesse avesse anche visto quel film superlativo che è Addio mia concubina, che ruota appunto su tale soggetto. Ed è ripensando anche a quel film che ho trovato incredibile poter assistere al momento del trucco degli attori (foto gentilmente trafugata ad Elisabetta), sistemati in una sala a fianco del palcoscenico a truccarsi da soli con pennelli, ciprie e pomatine dai colori vistosi, ritrovavo i momenti del film nella realtà che stavo osservando, roba da contemplare in apnea. Ogni urletto, ogni brano cantato (fortunatamente mentre parlavano e cantavano a fianco c'era uno schermo luminoso con caratteri e traduzione in inglese), brillava per tecnica e potenza. L'opera (o il medley di opere, piuttosto) a cui abbiamo assistito era un concentrato di canti, danze, balletti e arti marziali davvero spettacolare, temendo forse che il pubblico straniero potesse annoiarsi la durata è stata tutt'altro che generosa, avrei voluto ancora godere della vista di quelle acrobazie e del trionfo di colori in movimento di ogni costume.
Sono davvero un ragazzo fortunato, ho pensato mentre più volte la bellezza dell'opera mi commuoveva.